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Spunti
fantastici
Lungo
misteriosi sentieri di boschi secolari della Carnia può accadere
di tutto; anche di incontrare, tra radici arrugginite dall'inverno e
pallidi fiori della stagione nuova, qualche folletto impertinente (sbilf),
che si diverte con irriverenza a molestare il sonno di una strega (strie)
arcigna e brontolona. Il visitatore non si spaventi, in una natura incontaminata
può accadere anche questo, calibri il suo passo, aguzzi lo sguardo
e tenda l'orecchio per ascoltare le storie, intrecciate ad antiche leggende,
che il vento del nord da millenni racconta.
L'OMENUT DI CIANAL E'
un personaggio non ben definito, ma abbastanza noto nelle leggenda popolare
carnica. Abita in una fascia molto estesa che va dalla Valle d'Incaroio
alla Val Pesarina. Non è nocivo, come tutti gli elfi è
un po' dispettoso ma soprattutto, è un bravissimo suonatore.
Si narra di un "omenut" con tanto di tuba verde e frac rosso
che suonava, in certe sere, il violino a Prato Carnico. La sua musica
era stregata e tutti coloro che la udivano, umani e non, erano costretti
a ballare. Nessuno riusciva a smettere fintanto che l'"omenut"
suonava. Ormai questo non avviene da parecchio tempo, forse l'"omenut"
non si diverte più, oppure, nauseato dal fracasso della nostra
civiltà, si è ritirato in luoghi più tranquilli.
LAUC, TRAVE, DAVAI
PRAT
Dl STAIPA L' ORCUL
LA
MEDASSA DI LIUSSUL L'Orcul
(o Strie?) "la Medassa", è un enorme ammasso di lardo
e di adipe in
Narra
la leggenda che sul monte Pramosio, in Carnia, per la quantità
di detriti che spesso si scaricano a valle, lavori col martello un certo
Silverio di Paluzza, dannato per l'eternità per aver acquistato
con lo spergiuro la proprietà del monte ove risiede. Con lui
sono dannati, per sette generazioni, anche i suoi discendenti. Silverio
si era guadagnato la montagna mettendo nelle scarpe la terra tolta dalle
sue proprietà, giurando quindi sul terreno d'altri che calpestava
il suo. La leggenda è riportata da numerosi scrittori e storici
locali, anche il Carducci ricorda questo mitico personaggio nella poesia
"In Carnia".
SU
A OVARO Un
carrettiere scendeva da Liaris verso Ovaro per recarsi al mercato. Legato
dietro al carro vi era un bell'asino alto e robusto dalla razza di Martina
Franca per intenderci. Due ladri decisero di rubarlo e così,
mentre uno intratteneva il carradore, l'altro (travestito da frate)
slegò l'asino e si passò il cappio legandosi in sua vece.
Arrivato a destinazione il carradore scende dal carro e, girandosi,
con somma meraviglia nota lo scambio. Il frate a testa bassa gli narra
che per scontare certi peccati era stato trasformato in asino e, biascicando
parole latine, si dileguò lentamente
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